Un inverno senza mal di schiena

L’inverno non porta con sé solo freddo e neve, purtroppo “regala” anche una serie di disturbi, in particolare a tutte quelle persone soggette alle varie forme di dolore alla colonna vertebrale (Lombalgia, Lornbosciatalgia, Dorsalgia e Cervicalgia). In particolare la Lombalgia, con o senza dolore agli arti inferiori, colpisce abbastanza frequentemente in questa stagione. Con la vita moderna sedentaria molte persone trascorrono anche lunghi periodi privandosi di attività fisica, l’inverno le trova quindi impreparate ad affrontare situazioni come quella di togliere la neve dal balcone o pulire lauto dalla neve e poi spingerla. Oltre ai problemi cardiovascolari che possono manifestarsi, la nostra povera schiena viene affaticata anche da movimenti considerati più abituali. Infatti la maggior parte dei pazienti riferiscono di non avere fatto movimenti particolari o pericolosi e non riescono a capire che quando si supera la resistenza alla rottura dell’organismo, i muscoli, i tendini e il sistema nervoso possono essere sopraffatti.

A questo punto la domanda da porre è: quale rimedio può offrire a tutto ciò la Chiropratica?

Poiché la Chiropratica permette un approccio olistico al paziente, sono contemplabili varie possibilità di intervento.
Potrebbe essere facile cadere nel tranello di pensare che la schiena funzioni come quella di “Pinocchio”, in realtà non è proprio cosi. Le vertebre si appoggiano su se stesse attraverso due articolazioni posteriori, dette “Zigapofisari”, e quelle anteriori o dischi intervertebrali. Come una sedia a tre gambe, le nostre vertebre sono instabili di natura (le sedie da ufficio sono vendute con cinque gambe) e senza un sistema di tiranti, rappresentati da muscoli e tendini, noi non potremmo fare la più semplice attività.

Perciò è necessario fare due considerazioni. Quali sono le conseguenze se viene superato il loro carico di rottura? Cosa controllano questi “tiranti” naturali?

Quando la persona si trova ad affrontare le attività quotidiane come camminare, alzare un oggetto, allacciarsi le scarpe, calciare un pallone, si dovrebbe pensare al gesto da compiere e non dovrebbe essere necessario pensare alla schiena. Con la presenza del dolore alla schiena si avverte invece questa parte del corpo come fosse un sacco di ossa senza sostegno e anche i più semplici gesti diventano cosi impossibili da compiere. Alcuni pazienti riferiscono uno “strappo”, altri non riferiscono alcun evento particolare. Con un’anamnesi approfondita (che il Doctor of Chiropratic fa durante il primo colloquio con il paziente) viene solitamente individuato un affaticamento: il paziente ha fatto qualcosa a cui non era abituato o il gesto e stato ripetuto in eccesso. Questo si chiama superare la capacita di tensione del “sistema” e può succedere in due modi: il paziente non si e tenuto in allenamento senza rendersi conto del decadimento dei proprio corpo, finché poi non si è trovato a compiere quei gesti che hanno evidenziano fin troppo bene il suo problema oppure si è trovato a compiere sforzi inusuali o senza la dovuta preparazione fisica.

Purtroppo a volte ci si convince che questo decadimento sia dovuto all’invecchiamento, invece non è questo il motivo come ben sottolineato dal Prof. Sergio Semeraro (Elisir di Salute n.5/ 2005): “… abbiamo anche uno stile di vita e quel/o dipende solo da noi ed è responsabile del ‘peso specifico” del nostro invecchiamento fin dall’età giovanile …” Riferisco questo per sottolineare l’importanza che la Chiropratica. come professione sanitaria primaria, da al fatto che le persone debbano applicarsi per la conquista e il mantenimento della propria salute.
Come sono controllati questi “tiranti” che ci permettono di vivere molti anni in modo spensierato compiendo movimenti che consideriamo scontati? Per stare seduti, in piedi o anche camminando, abbiamo bisogno di una centrale che elabora informazioni, non solo dalla schiena (propriocettori muscolo – tendinei, ma come ben evidenziato dal Dott. Vittorio Emiliani (Elisir Marzo – Aprile. 2005) si necessita del Labirinto assodato all’Udito, del Sistema Visivo e dei propriocettori sparsi in tutto il corpo che trasmettono al Sistema Nervoso Centrale tutte queste informazioni che dovranno poi essere elaborate, attuando così il controllo del tono della muscolatura della colonna vertebrale e degli arti, consentendo il mantenimento della stazione eretta ed i movimenti coordinati senza cadere. Perciò, quando il paziente accusa una Lombalgia, può essere solo un danno localizzato alla schiena (Ernia al Disco, Artrosi) o un decadimento generale del sistema che controlla la schiena.

L’intervento del Chiropratico può essere diviso in tre fasi:

FASE ACUTA
Il paziente abitualmente si alza la mattina accusando un forte dolore alla zona lombare che può irradiare a volte all’arto inferiore. (Nei paesi dove la Chiropratica e riconosciuta come branca a sé stante, il Chiropratico collabora con il Medico.) Viene eseguita un’anamnesi e un esame obbiettivo che permette di evidenziare l’eventuale necessita di altre indagini approfondite (RM, TAC). Eventuali cure verranno eseguite per ridurre l’infiammazione e ripristinare l’aspetto meccanico dei movimenti della schiena e queste prime cure serviranno a indirizzare il paziente sulla strada della salute.

FASE CRONICA
Il paziente lamenta da anni un dolore lieve diffuso che si accentua con certi movimenti o in alcuni periodi dell’anno (cambiamenti di stagione). Usa occasionalmente farmaci antidolorifici che nascondono il problema, finché un giorno cade nella fase acuta. Il Chiropratico a questo punto valuta l’opportunità del suo intervento o la necessità di altre indagini. La cura mirata al problema serre come una “convergenza” alla schiena per far si che il sistema nervoso funzioni a dovere consentendo una buona qualità di vita.

FASE DI PREVENZIONE
Questa e la fase dove la Chiropratica può dare di più. Uno dei principi della professione e ripristinare la salute. La Salute viene definita come un triangolo equilatero in cui la base rappresenta la struttura. intesa come il sistema nervoso e il suo output del controllo dinamico dei sistemi di “tiranti” della schiena. Il lato sinistro rappresenta l’aspetto chimico, ciò che mangiamo, beviamo, ecc. Non si può pensare di cambiare il corpo senza i corretti nutrienti che sono il fondamentale carburante che ci fornirà energia e ossigeno. L’ultimo lato del triangolo rappresenta lo stress che si affronta quotidianamente. Come dico a tutti i miei pazienti “se la gara della vita è lunga 40 chilometri e noi siamo allenati per 5, la vita diventa dura e insopportabile”. Perciò il Chiropratico deve ripristinare questo triangolo di equilibrio della salute, attraverso programmi di mantenimento, in collaborazione con le altre branche mediche per far si che la persona non solo abbia una schiena funzionante correttamente e possa anche vivere pienamente, in questo modo l’inverno non ci troverà impreparati.